001 indice analitico pagina a iper://home.aeh|1 acquisto libro iper://home.aeh|0
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Capitolo XI 
Due esempi di documentazione archeologica. I “Mercati” di Traiano 
e lo scavo della Tenuta Radicicoli
 
 
 
 
In questo capitolo si propongono due esempi particolarmente rappresentativi di differenti metodologie adottate nell’ambito della documentazione archeologica, ciascuna avente proprie specifiche caratteristiche: quella del rilievo archeologico-architettonico di un edificio antico e quella dei rilievi di scavo. 
 
1.  I “Mercati” di Traiano 
 
È uno dei più importanti e meglio conservati complessi architettonici di Roma antica (nota 1) (fig. 82; cap. 15 fig. 109a). Furono in gran parte edificati nel primo decennio del II sec. d.C. a seguito di un’ambiziosa operazione urbanistica, iniziata dall’imperatore Domiziano e portata a termine dai suoi successori, che comportò l’eliminazione di una sella montuosa che congiungeva il Quirinale con il Campidoglio. Sul luogo di quest’altura venne ricavata una vasta spianata nella quale pochi anni dopo fu eretto il Foro Traiano. La costruzione in opera laterizia dei “Mercati”, situata sul lato orientale del Foro, ebbe in primo luogo una funzione di carattere strutturale: il complesso edilizio, articolato ai livelli inferiori con grandi esedre e robusti muri ortogonali alla parete montuosa, serviva a contenere il fianco del Quirinale che era stato tagliato dalle operazioni di sbancamento. Esso era delimitato e attraversato da tre strade in quota che seguivano l’andamento dei gradoni artificiali e comprendeva diversi corpi di fabbrica dei quali si sono conservati circa centotrenta ambienti, tra cui ampi e luminosi appartamenti su più livelli e grandi aule di rappresentanza. Tutta l’area era rigorosamente pedonalizzata. Le tipologie e gli aspetti funzionali dei fabbricati e l’organizzazione dei percorsi interni ci fanno ritenere che il complesso architettonico debba essere identificato non certamente con un mercato, come è stato proposto in passato (nota 2), ma piuttosto con un quartiere di uffici dove si svolgevano importanti funzioni  amministrative collegate alle attività dei vicini Fori Imperiali (nota 3).  
Il riuso di questo insieme edilizio durante il medioevo e l’età moderna, prima come fortilizio poi come monastero, ne ha garantito la conservazione. Intorno al 1930, in occasione degli scavi dei Fori Imperiali, vennero demolite le superfetazioni postantiche che nascondevano le murature di epoca traianea dei “Mercati”, le quali vennero così rimesse in luce e restaurate (nota 4)
Dal 1982 a oggi ho avuto modo di eseguire la quasi totalità dei rilievi dei “Mercati” Traianei, nei primi anni in collaborazione con una società — lo Studio Tau — che aveva ricevuto questo incarico dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e in seguito per mio conto. A metà degli anni ottanta del secolo scorso la competenza sul monumento è stata trasferita alla Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e tutti i lavori si sono svolti sotto la direzione scientifica di Lucrezia Ungaro, funzionario responsabile del monumento (nota 5).  
Nei primi anni ottanta venne organizzato il rilievo indiretto con teodolite e distanziometro elettronico dell’intero complesso traianeo. Fu creata una rete di quasi duecento vertici topografici, materializzati da chiodi di acciaio inox, comprendente una poligonale principale cui erano collegate varie poligonali secondarie che attraversavano i corpi di fabbrica, oltre a numerosi capisaldi che servivano per il rilievo di dettaglio. Furono quindi rilevate alcune migliaia di punti particolari che erano stati materializzati con etichette adesive numerate. 
I punti furono elaborati con uno dei primi CAD messi allora in commercio e vennero stampati con il plotter in scala 1:50 su una serie di tavole in poliestere in formato A0, corrispondenti ai diversi livelli dei corpi di fabbrica. Utilizzando questa base, alla quale si sovrapponevano i fogli trasparenti per i disegni a matita, veniva effettuato sul posto il rilievo diretto. Si prendevano misure semplici, senza bisogno di ricorrere alle trilaterazioni, dalle numerose etichette numerate che erano state collocate negli angoli dei vari ambienti e sugli altri allineamenti significativi. Questi punti erano facilmente riconoscibili sulle tavole stampate dove erano stati riportati i rispettivi numeri di serie insieme alle quote altimetriche, utili quest’ultime per quotare gli elementi architettonici circostanti e per impostare le sezioni (v. Cap. 4, fig. 39
I rilievi venivano poi lucidati con il rapidograph su tavole definitive, anche queste in poliestere, e consegnati alla Soprintendenza, arrotolati entro contenitori cilindrici insieme a due copie cianografiche piegate. Vennero realizzate diverse decine di piante in scala 1:50 e in formato A0, relative ai vari livelli dei singoli corpi di fabbrica, e mediamente un paio di sezioni per edificio. Era stata inoltre redatta una pianta d’insieme del complesso in scala 1:200 (fig. 82). Tutto il rilievo era georeferenziato sulla base delle coordinate catastali Cassini-Soldner che erano riportate lungo i bordi delle piante.  
Nel corso degli anni seguenti, fino a oggi, sono stati eseguiti numerosi rilievi diretti per completare la documentazione grafica del monumento, in particolare per quanto riguarda la rappresentazione degli elevati e per acquisire i nuovi dati provenienti dai lavori di scavo e di restauro. Tutte le volte ci si è potuti appoggiare ai rilievi a matita e alla capillare base topografica realizzati in precedenza senza bisogno di rimettere mano a un teodolite. 
In epoca recente ho curato la vettorializzazione manuale e la georeferenziazione in 3d della documentazione grafica degli anni precedenti. Sono stati pertanto trasformati in vettori i contorni di tutti gli elementi architettonici significativi delle tavole originali (profili di muri, scalini, lastre pavimentali, cornici, mensole, piattabande, ecc) tralasciando la caratterizzazione archeologica dei materiali (fig. 68c). Questi file vettoriali sono stati in seguito utilizzati da vari studi tecnici per progettare gli spazi espositivi di mostre e del nuovo Museo dei Fori Imperiali — allestito lo scorso anno nella parte superiore del complesso - ma anche per programmare interventi di restauro e consolidamento. Me ne sono servito in seguito per realizzare modelli ricostruttivi tridimensionali con lo stesso livello di dettaglio (v. Cap. 15, fig. 109d). 
I nuovi rilievi, soprattutto sezioni, eseguiti a partire dalla metà degli anni ’90, anche questi per la maggior parte in scala 1:50, sono stati invece totalmente vettorializzati, compresa la caratterizzazione archeologica (v. Cap 9, fig. 68d; Cap. 10, fig. 76b), e georeferenziati su quelli esistenti. Ciò ha consentito di saltare il passaggio della lucidatura con il rapidograph in quanto nei file CAD sono state importati, come immagini raster da ricalcare, direttamente gli originali a matita. Gli elementi architettonici principali sono stati assegnati a layer diversi rispetto alla caratterizzazione dei materiali in modo da poter essere eventualmente visualizzati separatamente e utilizzati da altri operatori.  
E’ stato quindi realizzato in CAD un database comprendente la totalità dei rilievi dei “Mercati” Traianei, sia vettoriali che raster, georeferenziati in 3d. L’archivio è costituito da sei file principali relativi alle piante vettoriali schematiche di altrettanti livelli del complesso monumentale. A ciascuno di questi documenti sono associate come riferimenti esterni una serie di piante di dettaglio, sia raster che vettoriali, relative a quel determinato livello e comprensive della caratterizzazione archeologica (fig. 83a): elencate nell’apposita finestra di gestione delle immagini,possono essere visualizzate tutte insieme o separatamente (fig. 83b). Un altro file comprende come riferimenti esterni sia le piante dei vari livelli sia tutte le sezioni verticali (fig. 83c). Il programma consente di impostare viste ortogonali alle planimetrie oppure alle singole sezioni. 
Il sistema adottato è stato esemplificato in un video, proiettato nel corso della mostra “Immaginare Roma Antica” (nota 6) organizzata ai “Mercati” di Traiano nel 2005.  
Sul piano scientifico una rigorosa metodologia di ricerca fondata sull’esperienza del rilievo, sulla analisi delle sequenze stratigrafiche murarie e della statica delle strutture, ha consentito già agli inizi degli anni novanta di formulare una lettura nuova e più convincente degli aspetti cronologici e funzionali del grande complesso architettonico (nota 7). Altre ricerche condotte circa dieci anni dopo hanno confermato la fondatezza di quelle ipotesi (nota 8), dimostrando che le metodologie adottate nella moderna archeologia stratigrafica, supportate da un’adeguata documentazione grafica, possono portare risultati sicuri. Negli ultimi anni la modellazione tridimensionale in CAD del monumento, i cui metodi saranno esposti nel XV capitolo, si è rivelata inoltre un potente strumento d’indagine che è stato di grande aiuto per poter formulare una ipotesi ricostruttiva delle parti dell’edificio che sono andate perdute.  
 
2. Lo scavo della Tenuta Radicicoli 
 
Dal 1998 al 2005 ho gestito la documentazione grafica del più grande scavo archeologico preventivo realizzato a Roma: le indagini di un’area di circa quattro chilometri quadrati nell’antica Tenuta Radicicoli, situata nel settore nord della città, accanto al Grande Raccordo Anulare, dove era stato concesso e programmato dalla società Porta di Roma l’insediamento di un centro commerciale e di un quartiere residenziale con zone destinate a parco pubblico (fig. 84, fig. 85). Questo territorio, che presentava diverse evidenze archeologiche, soprattutto ville, era stato già oggetto di indagini e sondaggi negli anni precedenti (nota 9).  
Alla vigilia dell’intervento di urbanizzazione la Soprintendenza Archeologica di Roma ha messo in carico alla società proprietaria dell’area l’onere di sostenere le indagini archeologiche preventive su tutto il territorio interessato dall’operazione. La direzione scientifica dei lavori è stata assunta da Francesco di Gennaro, funzionario responsabile di zona della Soprintendenza. Gli scavi sono stati portati avanti da una serie di cooperative che si sono succedute negli anni, mentre alla mia società — lo Studio Sima - è stata affidata l’esecuzione dei rilievi archeologici. Mi hanno assistito in questi anni una decina di collaboratori, quasi tutti archeologi e laureati in Rilievo e analisi tecnica dei monumenti antichi, a ciascuno dei quali ho affidato la responsabilità della documentazione grafica di determinati settori dello scavo. Abbiamo prodotto oltre 1400 tavole di rilievi. 
Ampi settori dell’area sono stati sistematicamente indagati con il metodo stratigrafico, arrivando a numerare oltre diecimila US. In altre parti sono state scavate lunghe file di trincee parallele. L’indagine archeologica ha restituito un’enorme quantità di testimonianze in merito alla organizzazione del territorio suburbano e alle sue trasformazioni entro un arco cronologico amplissimo che va dall’età arcaica alla tarda antichità. Sono state individuate ville, complessi produttivi, semplici abitazioni di contadini, strade basolate e viottoli di campagna, necropoli, santuari, pozzi, cisterne sotterranee, fosse di coltivazione (nota 10).  
Il rilievo indiretto dei saggi di scavo veniva svolto dai geometri della società di costruzioni proprietaria dell’area, i quali erano impegnati quotidianamente sul cantiere con la stazione totale per operazioni di tracciamento e altri rilievi connessi alle opere di urbanizzazione. I miei collaboratori, impegnati nel rilievo diretto, disponevano chiodi o picchetti intorno alle unità stratigrafiche da disegnare e chiamavano telefonicamente i geometri del cantiere per assicurarsi il loro intervento. Questi, dopo aver effettuato il rilievo indiretto, inviavano al mio studio via e-mail — ne arrivava quasi una al giorno - i singoli file DWG dei punti battuti nei vari saggi che venivano quindi inseriti in una pianta generale comprendente tutta la topografia dello scavo (v. Cap. 10, fig. 80). Ciascuno di questi file topografici, dopo essere stato rielaborato e unito ad altri file pertinenti lo stesso saggio, era inviato per internet al domicilio del rilevatore competente su quella determinata area. Questi provvedeva a stamparlo per utilizzarlo sul campo come base per il rilievo diretto. Molte volte però, come spesso succede negli scavi archeologici, per motivi di urgenza non si poteva aspettare il rilievo strumentale, per cui si rendeva necessario eseguire il rilievo diretto immediatamente: in tal caso si effettuavano le necessarie trilaterazioni da picchetti appositamente collocati intorno al saggio, i quali venivano misurati con la stazione totale in un secondo momento. 
Tutte le planimetrie erano agganciate a un sistema di coordinate relative del cantiere, orientato con il Grande Raccordo Anulare, che era utilizzato dalla totalità degli operatori dell’area. Ogni file inviato via e-mail poteva pertanto essere inserito in modo automatico in qualunque pianta vettoriale del cantiere (attivando il comando “inserisci con punto base”e digitando ”coordinata 0,0”). Il mio studio era in costante comunicazione con i progettisti delle opere di urbanizzazione i quali volevano conoscere l’esatta posizione dei resti archeologici individuati, in quanto dovevano tenerne conto per posizionare strade ed edifici sia in pianta che in quota al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni dalla Soprintendenza. Ricevevamo quasi giornalmente i file DWG con i loro progetti, piante e sezioni relative a determinati settori dello scavo, dentro i quali collocavamo i resti antichi individuati rispendendoli al mittente (fig. 86a). Tutti i dati provenienti dai saggi di scavo — i rilievi diretti e i dati desumibili dai file topografici che ci erano inviati dai geometri del cantiere (con ingombri delle trincee di scavo e profili schematici dei resti archeologici) - confluivano inoltre in una pianta archeologica generale (stampabile in scala 1:2000 in un foglio A0) che era costantemente aggiornata e che ogni mese veniva spedita via e-mail sia agli studi di progettazione, sia alla cooperative di archeologi incaricate dello scavo (fig. 84).Vi erano rappresentati a colori i contorni di tutti i resti archeologici individuati, a eccezione degli strati di terra rimossi, suddivisi per tipi (muri, strade, fosse di coltivazione, tombe, ecc). Tra le varie planimetrie vettoriali dell’area visualizzabili in sovrapposizione come “riferimenti esterni”, figuravano: il progetto di urbanizzazione, il rilievo topografico dei punti particolari e dei picchetti dei saggi di scavo, le curve di livello, l’elaborazione di una aerofotogrammetria cartacea Nistri in cui erano riportati i resti archeologici (soprattutto ville) individuati e rilevati negli anni precedenti (fig. 86b). 
La maggior parte dei miei collaboratori non aveva una sufficiente confidenza con i software di grafica per affrontare una vettorializzazione manuale completa dei propri rilievi. Pertanto le tavole definitive erano lucidate in gran parte a mano, con il rapidograph, secondo il sistema tradizionale. La documentazione di ogni saggio, concordata con l’archeologo che aveva condotto lo scavo, consisteva in una pianta composita di fine scavo - in cui erano rappresentate le US individuate al livello più profondo e di solito lasciate in situ (muri, tagli nel banco, strati di terra non scavati) (cfr. Cap. 1, fig. 12) — oltre agli overlay delle US soprastanti), a una o più sezioni cumulative (fig. 11), a eventuali prospetti delle strutture murarie. Delle croci numerate disegnate sulle tavole consentivano la sovrapposizione dei vari overlay alla pianta finale. Data la vastità dell’area, era utilizzata correntemente la scala 1: 50. La scala 1: 20 era preferita per documentare saggi di scavo di piccole dimensioni e per rappresentare in dettaglio alcune strutture murarie. La scala 1: 10 era infine adottata per le sepolture, quasi sempre tombe a fossa tagliate nel banco tufaceo le quali, nella maggior parte dei casi, conservavano la deposizione e una copertura di tegole (fig. 10). 
Le dimensioni della maggior parte delle aree di scavo erano tali da occupare varie tavole affiancate, in scala 1:50 e in formato A0 (fig. 85). La rappresentazione di una strada arcaica, che doveva forse collegare Fidenae con Ficulea, scavata per una lunghezza di 400 metri, ha impegnato ad esempio otto tavole A0 collocate in fila. Prima di iniziare la lucidatura dei rilievi di un settore dello scavo, bisognava progettare la disposizione delle varie tavole direttamente in CAD, cercando soluzioni adeguate che consentissero di comprendere contesti omogenei possibilmente all’interno di una stessa pianta. La maggior parte delle tavole hanno seguito l’orientamento del sistema di coordinate locale; in altri casi per favorire rappresentazioni più adatte alla forma dei saggi di scavo o alla disposizione dei resti antichi si è preferito l’orientamento a Nord (fig. 84). 
In pratica la lucidatura dei rilievi richiedeva i seguenti passaggi: 
- progettazione della disposizione delle varie piante del saggio di scavo (venivano disegnate le cornici rettangolari delle varie tavole nella pianta generale dello scavo in CAD); 
- sovrapposizione del rilievo topografico di punti e picchetti al tema delle cornici delle tavole; 
- aggiunta di altri simboli grafici, quali croci numerate utili per l’eventuale sovrapposizione di overlay; 
- stampa in eliografia dei file delle singole tavole così realizzati, normalmente in formato A0 e in scala 1:50, comprendenti i punti del rilievo topografico, la cornice ed eventuali simboli grafici (fig. 86c). 
Chi aveva effettuato i rilievi del saggio di scavo disponeva le varie piante a matita sopra la tavola stampata, allineandole ai punti del rilievo indiretto. Copriva il tutto con un foglio di poliestere pulito delle stesse dimensioni della sottostante tavola topografica ed effettuava la lucidatura, ricalcando anche il bordo della cornice stampata. Gli overlay degli altri strati erano lucidati a parte su fogli di solito più piccoli, comunque georeferenziati anch’essi in trasparenza sulla tavola dei picchetti dello scavo e collegati alla pianta principale per mezzo di croci di riferimento. Anche le sezioni venivano lucidate a parte: sulla pianta era segnato il percorso delle sezioni con delle linee a tratto-punto, alle cui estremità due frecce indicavano il verso della veduta e consentivano di agganciare l’una alle altre (v. Cap. 1, fig. 11). In molti casi quote, numeri di US e altri simboli grafici sono stati anche questi lucidati a mano. Altrimenti le tavole venivano scansionate e completate al computer. 
Tutte le tavole di fine scavo lucidate col rapidograph sono state comunque scansionate, quindi importate e georeferenziate in CAD (v. Cap. 10, fig. 78). Nel programma venivano vettorializzati tutti i contorni principali delle unità stratigrafiche, i quali con un semplice copia-incolla venivano importati nella pianta archeologica generale dello scavo che in questo modo era costantemente aggiornata. Le cornici delle tavole di fine scavo scansionate erano riportate nella pianta vettoriale generale la quale funzionava pertanto anche da quadro d’unione (fig. 84). 
In alternativa chi disponeva delle competenze necessarie per effettuare una vettorializzazione completa dei rilievi provvedeva a scansionare gli originali a matita, li allineava in CAD alla pianta dei punti topografici e li ricalcava con il procedimento della vettorializzazione manuale. In questo caso la pianta archeologica generale poteva essere aggiornata importandovi le sole linee di contorno principali dei vari file, le quali erano associate ad appositi layer per consentirne una più rapida selezione. Circa un 30%delle oltre 1400 tavole consegnate sono state completamente vettorializzate (v. Cap. 10, fig. 76a). 
In conclusione il sistema adottato è stato sicuramente più eterogeneo e meno rigoroso che nel caso dei Mercati di Traiano. Ma si è adattato a un contesto più versatile, tipico dello scavo archeologico dove è più difficile pianificare il lavoro in quanto lo scavo riserva continue sorprese, tenendo anche conto del diverso grado di capacità dei miei diversi collaboratori, quasi tutti archeologi, nella gestione dei programmi di informatica. A questo proposito voglio sottolineare che mi sono voluto attenere in primo luogo alla regola per cui il rilievo diretto e la successiva procedura di elaborazione grafica devono essere svolti da archeologi in grado di decifrare quello che disegnano, pertanto non possono essere delegati a generici disegnatori o a tecnici informatici. È ovviamente preferibile vedersi consegnare una pianta lucidata con il rapidograph — comunque facilmente acquisibile con uno scanner - dove tutti gli elementi sono correttamente e chiaramente rappresentati, piuttosto che disporre di un rilievo vettorializzato errato e incoerente. 
 
_______________________________________________________ 
 
Note 
 
1.  Non è stata ancora pubblicata una esauriente monografia su questo grande monumento architettonico. I contributi più approfonditi da segnalare sono: AA.VV. , I Mercati di Traiano alla luce dei recenti restauri e delle indagini archeologiche, (Giornata di studio presso l’Istituto Archeologico Germanico di Roma, 15 maggio 2003), in BCom, CIV, 2003 (2005), pp. 183-376, con bibliografia completa; M. Bianchini, I “Mercati di Traiano”, in BdArch, 8, 1991, pp. 102-121; M. Bianchini, Mercati Traianei. La destinazione d’uso, in BdArch, 16-18, 1992, pp. 145-163; L. Lancaster, Building Trajan’s Markets, in AJA, 102, 2, 1998, pp. 283-308; ; L. Lancaster, Building Trajan’s Markets 2: the Construction Process, in AJA, 104, 4, 2000, pp. 755-785; C. Ricci, Il Mercato di Traiano, in Capitolium, V, 1929, pp. 514-555; L. Ungaro, I Mercati di Traiano: elementi per una rilettura del monumento, in G. Calcani et al. (a cura di), Tra Damasco e Roma. L’architettura di Apollodoro nella cultura classica, Roma 2001, pp. 56-90.  
 
2.  RICCI, op. cit. a nota 1. 
 
3.  BIANCHINI 1992, op. cit. a nota 1. 
 
4.  L. Ungaro, La nascita del “Mercato di Traiano” attraverso le immagini del Governatorato: la riscoperta e l’isolamento del monumento tra archeologia e ideologia, in AA.VV., op. cit. a nota 1, pp. 185-218. 
 
5.  Al grande attivismo della Ungaro si devono le molte iniziative di documentazione e di ricerca portate avanti negli ultimi anni. Per un primo bilancio cfr.: L. Ungaro, Risultati scientifici: una nuova lettura degli spazi e prospettive ulteriori di studio, in AA.VV. Mercati di Traiano: restauri, funzionalizzazione, studio del complesso. Note preliminari, in BCom, CI 2000, pp. 303-317. 
 
 
6.  M. Bianchini, L. Ungaro, M. Vitti, Mercati di Traiano: dal rilievo alla ricostruzione tridimensionale, nel catalogo digitale della mostra “Immaginare Roma Antica”, Roma 2005. 
 
7.  BIANCHINI 1991 e 1992, op. cit. a nota 1. 
 
8. M. Bianchini, Indagini nel tratto sud-est della via Biberatica. Modalità e cronologia della costruzione del settore meridionale dei Mercati di Traiano, in AA.VV, op. cit. a nota 1, pp. 235-268. 
 
9.  I risultati della più importante ricognizione effettuata nell’area erano stati riportati nel volume di L. Quilici , S. Quilici Gigli, Fidenae (Latium Vetus V), Roma 1986. 
 
10.  Per una prima comunicazione relativa ai ritrovamenti effettuati cfr.: F. Fraioli, Recenti scavi nella Tenuta Radicicoli, in AA. VV., Fidenae e il suo territorio in età romana, Atti della giornata di studio presso l’Istituto Archeologico Germanico di Roma, 26 maggio 2000, in BCom, CI, 2000, p. 225-236; J. Griesbach, Le aree funerarie del contado suburbano: alcune riflessioni su rinvenimenti recenti nel territorio ad est di Fidenae, Ibidem, p. 213-224; F. di Gennaro, F. Fraioli, D. Galani, Busta sepulchra nel territorio di Fidenae, in RM, 108, 2001, pp. 372-380; F. Fraioli, Sintesi topografica e diacronica dei rinvenimenti nella Tenuta Radicicoli, in F. di Gennaro, F. Dell’Era, F. Fraioli, J. Griesbach, P. Barbina, Strutture insediative e tracce di uso agrario nel territorio fidenate, Atti del IV Congresso di Topografia Antica, Roma, C.N.R. 7-8 marzo 2001, Journal of Ancient Topography, XIV, 2004, pp. 83-148; F. di Gennaro, A. Amoroso, M. Bianchini, F. Fraioli, M. Merlo, Strutture Semipogee in un settore dell’ager Fidenatis, in Atti del Convegno Suburbium II, c.s. ; F. Di Gennaro, Tra Roma e la Sabina. Il territorio di Fidenae e Crustumerium prima e dopo la conquista romana, in M.A. Tomei (a cura di), Roma. Memorie del sottosuolo. Ritrovamenti archeologici 1980/2006, Roma-Milano 2006, pp. 215-251. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
figura 82 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
figura 83a 
 
 
figura 83b 
 
 
figura 83c 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
figura 84 
 
 
figura 85 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
figura 86a 
 
 
figura 86b 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
figura 86c 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 precedente
 
inizio pagina
successiva